Dipendenze patologiche

Nella nostra vita non esiste mai, dalla nascita alla morte, una condizione di totale indipendenza. Siamo sempre parzialmente dipendenti da qualcuno o qualcosa, dalle relazioni più importanti, dalle convinzioni, dalle passioni. È più corretto quindi parlare di autonomia, che è invece una condizione umana fondamentale che si conquista progressivamente durante la crescita e si dovrebbe completare con il raggiungimento dell’età adulta. Esistono dunque dipendenze buone, sane, e dipendenze patologiche. Oggigiorno il concetto di dipendenza patologica si riferisce non solo all’uso di sostanze psicoattive (alcool, nicotina, cocaina, eroina, cannabis, ecc.) ma anche a comportamenti per lo più socialmente accettati che non implicano l’assunzione di alcuna sostanza, tra cui i più indagati sono il Gioco d’Azzardo Patologico, lo Shopping Compulsivo, la Dipendenza dal Sesso, la Dipendenza da Lavoro e da Studio, le Dipendenze da Tecnologia, le Dipendenze Affettive e Relazionali.

Le sostanze stupefacenti, l’alcool, il sesso, il computer, il cibo o anche una relazione d’amore estremamente idealizzata mirano tutti a ristabilire un coerente senso del Sé, un senso di armonia e di pienezza interiore, allo scopo di riempire un vuoto che appare incolmabile. Nelle dipendenze patologiche le problematiche principali sono relative all’autostima, alla regolazione degli affetti, al controllo degli impulsi e alla capacità di prendersi cura di se stessi.

La dipendenza patologica dunque è caratterizza dal ritenere che una sostanza, una situazione, una condizione, una persona, o qualsiasi altro fattore siano indispensabili per la propria esistenza; attivarla significa quindi delegare a qualcuno o a qualcosa la gestione della propria vita.

Una gran parte di persone che soffrono di dipendenza patologica potrebbe essere curato, in un’ottica in cui la cura non corrisponde necessariamente alla guarigione completa ma piuttosto alla possibilità di condurre una vita senza ricadute. Ciò tuttavia risulta possibile quando si esce dalla visione semplicistica (e moralistica) che riduce il problema della dipendenza ad una mera questione di volontà e che lascia pertanto la persona sola con e nella sua sofferenza.